Industria 4.0 – Rivoluzione, sogno o utopia?

L’efficienza energetica può essere uno strumento di comprensione e costruzione di una prospettiva reale di sviluppo.

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E’ una rivoluzione in cui si parla utilizzando molti termini anglofoni come IoTM (Internet of Things & Machines), Big Data, Zero Defects Production, CPS (Cyber Physical System for Production), ma la base ed il punto di partenza di questo percorso non sono tanto le micro o macro tecnologie cui riferirsi in modo più o meno complicato o sintetico, quanto piuttosto un know-how – mi si scusi l’ossimorica debolezza lessicale –  interamente italiano che, oggi, può consentire il raggiungimento di nuovi livelli di competitività. Il nostro Paese può pensare di aumentare i propri livelli di produttività del 30%-50% agendo su dinamismo, agilità, maestria della PMI e sull’eccellenza rappresentata dalle GI. L’efficienza energetica, intesa come studio del flusso del vettore energetico e comprensione quindi del funzionamento complesso dell’azienda, e non come risparmio, costituisce le fondamenta di una rivoluzione che deve partire dal basso, dal territorio, dalle aziende cui trasmettere e far crescere conoscenze e strumenti, ancor prima che essere delineata dall’alto con norme o aiuti.

La storia, quella dello sviluppo industriale, ci ha insegnato e provato come un processo di rivoluzione spesso tale non sia agli arbori. E che tempo ulteriore è necessario per comprendere e misurare i molteplici benefici che un radicale cambiamento di approccio al modo di fare impresa, grazie a nuovi strumenti, metodologie o scoperte scientifiche, è in grado di produrre non solo per la realtà più specificatamente interessata ma per tutto il tessuto economico e sociale.

Chiaramente il primo passo può risultare fondamentale. Nonostante ad oggi, il 98% delle aziende conosca gli strumenti della “digital manufacturing”, ed il 69% di tale campione abbia almeno implementato una delle soluzioni che la caratterizzano, la situazione di partenza non racconta di un’esperienza positivamente compiuta.

Inoltre i dati raccontano chiaramente come tale direzione sia stata presa prevalentemente dalla GI dove, rispetto alle PMI, vi è una maggiore disponibilità di capitali per l’accesso alle nuove tecnologie, ma dove altrettanto di frequente ci si perde nel tentativo di comprenderne i vantaggi immediati o futuri.

Quando si parla di soluzioni da applicare al processo e noi ai servizi periferici dell’aziende i numeri cambiano ulteriormente, a testimonianza di quanto sopra anticipato.

Oggi la situazione del mercato dello “smart metering e manufacturing” corrisponde all’immagine di una piccola orma che avanza a piccoli passi. Su un campione di aziende composto per 2/3 da GI e per un 1/3 da PMI, solamente il 13% risulta aver adottato delle soluzioni “smart” per l’analisi e gestione dei propri processi e solamente un ulteriore 12% sarebbe in procinto di farlo. In totale, ad oggi, solo una impresa su quattro sembrerebbe aver percepito l’importanza della quarta rivoluzione industriale.

A ciò si aggiunge un’esperienza poco vincente portata, forse più come moda che come strumento funzionale, legata ad un monitoraggio diffuso – a tappeto – , soprattutto in multinazionali con radici oltreoceano, di quantità di parametri che si è tradotto in una valanga di dati assolutamente antieconomici anche solo per il tempo che ne richiede la gestione: solo l’1% dei dati che vengono prodotti vengono utilizzati. Il 99% dei dati costituisce un non valore o addirittura un disvalore per l’azienda poiché non sono informazioni, o non sono informazioni utili o non sappiamo come renderle tali.

Industria 4.0 – La soluzione del futuro è la sola digitalizzazione?

Un altro errore che si compie nell’approccio a tale rivoluzione è nel pensare che tutto parta da una necessaria digitalizzazione dei processi produttivi, e che sia in questo il cambiamento epocale.

Ma il cambiamento epocale, così, mostra in effetti solamente gli elevati costi iniziali, legati alla necessità di dotarsi di tecnologie costose di ultima generazione senza avere, non tanto prospettive, quanto valutazioni più o meno concrete dei possibili benefici – nel segno di un populistico male non fa, come se lo si potesse intendere una quotidiana medicina per sana e robusta costituzione -. Non possiamo smentire che l’industria 4.0 debba passare attraverso dotazioni tecnologiche “costose” o che, comunque, rappresentino un costo, ma siamo altrettanto convinti che questo sia piuttosto un aspetto successivo o superficiale del processo.

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Innovazione o organizzazione sono le colonne portanti.

L’industria 4.0 è una rivoluzione il cui cardine è prima di tutto un’innovazione, speriamo disgregante, in secondo luogo tecnologica. Fabrica digitale, modernizzazione dei sistemi, ed i loro costi, non sono il punto di partenza ma semmai un punto di arrivo o intermedio, volendo avere una visione a più lungo termine.

Questa rivoluzione che deve portare alla creazione di nuovi modelli di business, ad una nuova competitività, ad una nuova concezione persino del salario – di produttività – e della forza lavoro – molto più qualificata nella sua funzione di lettura e gestione piuttosto che di sola opera e manodopera – non può essere semplicemente un progressivo miglioramento di ciò che c’è.

Perché una E.S.Co. può contribuire significativamente alla costruzione della strada.

E qui il compito più delicato di una E.S.Co come Avvenia convinta che di questo cambiamento si debba essere protagonisti, piuttosto che esserne successivamente travolti; ovvero dare risposta alla domanda che si interroga su quali siano o possano essere i vantaggi e gli scenari futuri. Perché, ad oggi, il mercato è bombardato di una comunicazione che sa dirvi di cosa avete bisogno, a partire dalle stesse tecnologie che vi deve vendere come imprescindibile primo passo, ma non sa delineare i traguardi cui tali soluzioni possono portare.

<<Le tecnologie devono essere scelte con lo scopo di accrescere la competitività e, per raggiungere questo obiettivo, oggi più che mai si rende necessario porre l’efficientamento energetico al centro di ogni progetto di sviluppo dell’economia delle imprese». Ing. Giovanni Campaniello  – CEO Avvenia.

Per sapere in che direzione investire, quali soluzioni implementare, si devono trasferire degli strumenti e dei metodi di conoscenza che possano esattamente determinare gli effetti di ogni modifica apportata all’azienda per rispondere ai mercati o guidarli. E’ una rivoluzione che necessita dapprima di strumenti e cultura, immediatamente forniti al tessuto industriale.

La nostra presunzione è quella di poter fornire tale metodo in un modello di business che segue l’azienda nella crescita di tale valore sino alla realizzazione di quei progetti di sviluppo che l’insieme di “Big Data” trasformati in informazioni è in grado di mettere in luce.

«E la nostra presunzione è quella di poter fornire tali metodi in un modello di business che segue l’azienda nella crescita di tale valore fino alla realizzazione di quei progetti di sviluppo che l’insieme di “Big Data” trasformati in informazioni è in grado di mettere in luce» spiega l’ingegner Giovanni Campaniello.

L’efficienza energetica come metodologia di base.

Un progetto di efficienza energetica? Un EPC? Non è questo il significato della rivoluzione 4.0 ma, sicuramente, l’approccio sviluppato negli anni per garantire che l’efficienza energetica avesse un significato economico al di là dei certificati bianchi, è il cardine per creare nuovo valore. Un valore che si fonda sulla trasformazione della conoscenza “informale” che l’azienda ha dei propri funzionamenti, un “sentiment” più o meno confortato da più o meno dati, più o meno significativi, in un patrimonio.

Un patrimonio da cui partire per ridurre il costo del lavoro o della gestione del lavoro per unità di prodotto, invertendo anche il fenomeno della delocalizzazione.

Il nostro metodo che include attività dal monitoraggio e diagnostica, all’analisi energetica delle strutture, alla creazione di modelli di simulazione dinamica comportamentale, è in grado di definire non solo la baseline “statica” di riferimento che, come noto ai più, è la pietra su cui si fonda la valutazione dei benefici di un EPC e quindi è centro della discussione rovente tra GSE e chi beneficia poi dei TEE, ma anche di capire come questa possa evolvere al variare di uno, di più, o di tutti i parametri che descrivono tale baseline. E per noi la baseline può essere riferita non solo ad un’area funzionale ma a tutto il sistema complesso che costituisce l’azienda, ovvero un’intricata configurazione fatta di processo, impianti di gestione o ausilio al processo e strutture in cui il processo ha sede.

Preleviamo dati, li trasformiamo in informazioni che abbiano valore descrittivo per la comprensione del funzionamento dell’azienda. Se necessario approfondiamo l’analisi per risolvere criticità e massimizzare lo sfruttamento delle risorse tecnologiche dell’azienda. Costruiamo quindi un quadro chiaro che permetta di sviluppare analisi predittive, prescrittive e predisporre strumenti che rendano il processo o la gestione del processo auto-adattativa.

Prelevare, analizzare, trasformare, gestire, pianificare, realizzare. E’ un sicuramente un processo che deve vedere una progressiva digitalizzazione dell’azienda in tutti i suoi ambiti, ed in questa direzione andiamo anche noi con i nostri servizi e prodotti, ma che prima di tutto è un cambiamento epocale basato sulla cultura dell’approccio.

Come nelle precedenti rivoluzioni industriali, è stata l’organizzazione per accogliere la tecnologia e quella per gestirla al meglio, a determinare gli immensi guadagni di produttività e ricchezza.

«La rivoluzione dell’Industria 4.0 fatta con i metodi dell’efficienza energetica, con i metodi di Avvenia, significa dare un’esatta direzione a ciò che si intraprende per raggiungere traguardi concreti di incremento della competitività sui mercati.» aggiunge l’ingegner Giovanni Campaniello.

Metodo, più tecnologie, più investimenti, ovvero conoscenza, più strumenti, più risorse possono compiere la sfida dell’industria 4.0 ovvero sviluppare tecniche avanzate di pianificazione distribuita di gestione e produzione:

  • Sistemi produttivi “on demand” che rispondano a caratteristiche di flessibilità.
  • Sistemi produttivi NZDP – Near or Zero Defects Production in grado di ridurre al minimo gli errori e quindi massimizzare la qualità della produzione.
  • Sistemi dotati di connettività IoT che attraverso dispositivi fissi e mobili permettano di accorciare il time to market andando ad esempio ad anticipare o rispondere ai gusti del cliente, garantendo una “personalizzazione di massa”.
  • Sistemi dotati di strumenti per la manutenzione predittiva.
  • Sistemi che permettano il contatto digitale tra il prodotto ed il cliente.

Dove trovare le risorse necessarie?

Non a caso però tra gli addendi di questa operazione abbiamo citato le risorse. Qui l’efficienza energetica può fare la differenza, perché se tale rivoluzione viene perseguita in un’ottica di efficientamento energetico dell’azienda, già in un primo momento sarà possibile ridurre le dispersioni economiche e le diseconomie legate alla gestione (efficienza gestionale). In una seconda fase, quella degli “intelligent EPC” di Avvenia, sarà possibile programmare investimenti recuperando le risorse in un tempo accettabile per le dinamiche dei mercati, attingendo ad una serie di vantaggi e benefici economici diretti ed indiretti legati a:

  • qualità e quantità della produzione;
  • riduzione degli impatti ambientali e sociali – valori questi da trasmettere al mercato per orientarne la scelta –;
  • alla riduzione dei consumi e quindi dei costi energetici in sé;
  • certificati bianchi o altre tipologie di aiuti che il legislatore potrà prevedere per il futuro.

La rivoluzione dell’industria 4.0, fatta con i metodi dell’efficienza energetica, con i metodi di AVVENIA in particolare significa dare un’esatta direzione e la giusta linfa a ciò che si intraprende per raggiungere traguardi concreti di incremento della competitività sui mercati, si tratti di prodotti o servizi.

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